“La zizzania distrugge le comunità, no al terrorismo del gossip”

ANDREA TORINELLI
INVIATO A DHAKA (BANGLADESH)

Papa Francesco ha voluto visitare la più piccola delle case gestite dalle suore di Madre Teresa di Calcutta qui a Dhaka. Costruita nel 1976, era la residenza preferita dalla piccola suora albanese proclamata santa da Bergoglio nel 2016. Sorge nel quartiere di Tejagon, nel complesso parrocchiale della Holy Rosary Church e offre cure e assistenza a migliaia di orfani e persone afflitte da disabilità mentali e fisiche. Il Papa ha salutato molti malati: una donna in sedia a rotelle era stata presente anche alla visita di Giovanni Paolo II nel 1986. Fuori dalla struttura, Francesco è stato accolto da alcune danzatrici in abiti tradizionali e da un gruppo di bambini. Il Papa ha ringraziato le suore per la loro attività caritativa e come dono ha lasciato un quadro raffigurante Madre Teresa.

 

Da qui Bergoglio si è spostato nella chiesa, che è anche cattedrale della diocesi di Chittagong, una delle diocesi confinanti con Dhaka. E ha incontrato sacerdoti religiosi, suore, seminaristi e novizie. L’incontro si è aperto con l’ascolto di alcune testimonianze. Francesco ha lasciato da parte il discorso: «È di otto pagine… Ma, direte, noi veniamo qui ad ascoltare il Papa, non ad annoiarci! Per questo consegno il discorso al cardinale e lui lo farà tradurre. Io dico quello che mi viene ora. Non so se sarà meglio o peggio del discorso, ma vi assicuro che sarà meno noioso!».

 

Il Papa ha quindi detto che entrando nella Casa gli è venuta in mente la Lettura di Isaia che sarà proclamata nella messa di martedì prossimo. «In quei giorni sorgerà un piccolo germoglio nella casa di Israele… Isaia descrive lì la grandezza e la piccolezza della vita del servizio a Dio, e questo riguarda voi, perché siete uomini e donne di fede che servite Dio».

 

«Germoglia quello che sta dentro nella terra. Questo è il seme – ha aggiunto Bergoglio – che non né mio né tuo, lo pianta Dio. Ed è Dio che la fa crescere. Io sono il germoglio, ciascuno di noi può dire: sì, ma non per merito tuo, ma dal seme che viene fatto crescere. E io devo innaffiarlo perché cresca e arrivi alla pienezza. Questo dovete dare come testimonianza».

 

«Come si può annaffiare questo seme? Custodendo il germoglio che comincia a crescere. Bisogna custodire la vocazione come si custodisce un bambino, un malato, un anziano. La vocazione si custodisce con tenerezza umana. Se nelle nostre comunità e ni nostri presbiteri manca questa dimensione di tenerezza umana, il germoglio che era piccolo non cresce e forse si secca. Custodire con tenerezza perché ogni fratello del presbiterio e ciascun fratello della conferenza episcopale, ogni fratello o sorella di ogni comunità religiosa, ogni seminarista, è un seme di Dio. E Dio la guarda con tenerezza di Padre».

 

«È vero – ha detto ancora Francesco – che di notte viene il nemico e semina un’altra semenza. Si corre il rischio che il buon seme sia soffocato dal cattivo seme. È la zizzania nel presbiterio, che brutta! Che brutta la zizzania nella Conferenza episcopale, che brutta la zizzania nelle comunità religiose e nel seminario. Custodire il germoglio, il buon seme, vedere come cresce, e vedere come si distingue dal seme cattivo e dall’erba cattiva».

 

«Custodire è discernere – ha aggiunto – e rendersi conto che la pianta che cresce se va in un lato e la curo ogni giorno, cresce bene; se va per l’altro lato e non la curo, cresce male. Devo rendermi conto di quando cresce male e quando ci sono compagnie, persone o situazioni che minacciano la sua crescita. E si fa solo quando uno ha il cuore che prega. Custodire è pregare! Chiedere a chi ha piantato il seme di aiutarmi a irrigarlo e se io mi addormento, che lo irrighi Lui. Pregare è chiedere al Signore che ci custodisca e che ci dia la tenerezza che noi dobbiamo dare agli altri».

 

«La seconda idea che mi viene – ha proseguito il Pontefice – è che in questo giardino del Regno di Dio non c’è solo un germoglio, ma migliaia. Tutti noi siamo germogli e non è facile fare comunità. Sempre le passioni umane, i difetti, le limitazioni minacciano la vita comunitaria, minacciano la pace. Le comunità di vita consacrata e del seminario, del presbiterio e della Conferenza episcopale devono sapersi difendere da tutti i tipi di divisioni».

 

«Ieri abbiamo ringraziato Dio per l’esempio che dà il Bangladesh nel dialogo interreligioso» ha detto Francesco, citando tra gli applausi la frase pronunciata dal cardinale Jean-Louis Tauran, che nel 2010 aveva definito questo Paese il migliore esempio di armonia nel dialogo interreligioso. «Facciamo il contrario nel dialogo interno alla nostra fede, alla nostra confessione cattolica, alle nostre comunità? Anche in questo il Bangladesh deve essere esempio di armonia! Ci sono molti nemici dell’armonia, tanti! Mi piace menzionarne uno che basta come esempio: qualcuno mi può criticare perché sono ripetitivo in questo. Però per me è fondamentale: il nemico dell’armonia in una comunità religiosa è lo spirito delle chiacchiere!».

 

«E questa – ha specificato Bergoglio – non è novità mia, duemila anni fa lo ha detto un certo san Giacomo in una lettera alla Chiesa. La lingua, fratelli e sorelle! Quello che distrugge una comunità è parlare male degli altri, sottolineare i difetti dell’altro, ma non dirli a lui, dirli a un altro, e così creare un ambiente senza pace con divisione. Mi piace definire questo spirito delle chiacchiere come terrorismo. Perché quello che va a parlare male di un altro, non lo dice pubblicamente. Perché il terrorista non dice pubblicamente: sono un terrorista! Quello che va a parlare male di un altro, tira la bomba e se ne va. E la bomba distrugge, lui va tranquillo a tirare un’altra bomba. Quando avete voglia di parlar male di un altro, mordetevi la lingua… Così non farete danno ai vostri fratelli e sorelle».

 

«Se vedete un difetto nei fratelli, che fare? – si è domandato il Papa – Potete fare due cose. Prima: se è possibile, dirlo alla persona, faccia a faccia. Gesù ci dà questo consiglio. È vero che alcuni di voi possono dire: no, non si può, è una persona complicata… Complicata come voi! Va bene, se non conviene per prudenza, allora ditelo a chi può porre rimedio. E a nessun altro. O lo dite di fronte, o lo dite a chi può rimediare. Però in privato, con carità Quante comunità – e l’ho visto – si sono distrutte per lo spirito del gossip. Mordetevi la lingua per tempo!».

 

Infine il Papa ha indicato una terza idea. «Chiedere di avere lo spirito di gioia. Senza gioia non si può servire Dio. Lo chiedo a ciascuno: come va la tua gioia? Vi assicuro che dà molta pena quando uno incontra sacerdoti, religiosi, seminaristi e vescovi amareggiati, con una faccia triste. Uno vorrebbe chiedere? Che cosa hai mangiato a colazione? Aceto? Faccia d’aceto! Con questa amarezza del cuore, quando viene il seme cattivo, dice: ah, hai visto hanno fatto quello superiore, quello vescovo, e mi hanno lasciato da parte! Lì non c’è allegria».

 

Francesco ha spiegato che la gioia c’è anche nei momenti difficili, e dà pace, raccontando di come santa Teresina del Bambin Gesù dovesse accudire un’anziana monaca malata e brontolona, che si lamentava sempre per tutto. Una sera, mentre la accompagnava nel chiostro, aveva sentito una musica provenire dalla finestra di un palazzo vicino, dove c’era gente buona che si divertiva. «Si immaginò la gente che ballava e disse: la mia grande gioia è questa, e non la cambio per quella! Nei momenti di prova e di difficoltà – bisogna a volte tollerare un superiore un po’ strano – essere contenti e dire al Signore: sono contento!».

 

«Vi assicuro – ha concluso il Papa – che mi dà molto tenerezza quando incontro preti, vescovi o suore anziane che hanno vissuto con pienezza la vita: gli occhi sono indescrivibili, pieni di allegria e di pace. Quelli che non hanno vissuto così la vita, mancano di questa brillantezza degli occhi. Si vede soprattutto di più nelle donne: cercate quelle monache vecchie che hanno passato tutta la vita servendo con gioia e pace. Hanno gli occhi brillanti, perché hanno la sapienza dello Spirito Santo. Il piccolo germoglio in questi vecchi si è fatto pienezza dei sette doni dello Spirito Santo. Vi auguro che i vostri occhi brillino della luce dello Spirito Santo».

 

L’incontro si è concluso con la lettura di una preghiera mariana composta da padre Mintu Palma, nella quale si prega specialmente per il Papa: «Ti chiediamo di custodire il nostro Santo Padre, Papa Francesco, con amorevole cura, così che, godendo di buona salute, egli possa guidare il popolo di Dio per i sentieri della salvezza, continuando a promuovere la pace e l’armonia nel mondo».

Leggi l’articolo originale su http://www.lastampa.it/2017/12/02/vaticaninsider/ita/vaticano/la-zizzania-distrugge-le-comunit-no-al-terrorismo-delle-chiacchiere-jRZvGGBhD9CqDoCHP7rw9N/pagina.html

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *